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BIOGRAFIA

Alla fine degli anni 70 dopo gli studi superiori di flauto, con Marlaena Kessik, si diploma in composizione musicale elettronica, sotto la guida del Maestro Angelo Paccagnini, al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano; conosce Berio, Donatoni, Boulez e Xenakis; sperimenta la musica elettronica al conservatorio di Milano, al Centro Nazionale per le Ricerche di Pisa e all’IRCAM di Parigi. Compone brani di musica elettronica che lo portano ad avere anche riconoscimenti internazionali come il secondo premio del concorso internazionale Russolo Pratella e la menzione della Sibelius Akatemia di Helsinki. Negli stessi anni incontra il collezionista Giuseppe Panza, figura di riferimento per la sua formazione culturale e artistica: grazie a lui conosce i massimi esponenti della pop, conceptual, body, minimal e land art. Sempre con Giuseppe Panza percorre l’America alla scoperta di nuovi artisti; tra gli altri incontra J.Cage, con il quale condivide la passione per il suono, e J.Turrell con il quale sorvola il Painted Desert ed è tra i primi visitatori del Roden Crater.

FILOSOFIA

Il fondersi d’immagine e musica in un’unica opera d’arte è il gesto distintivo che segna la 
personalità di Stefano Ughi. I suoi primi lavori avevano un ruolo decorativo. Del 
resto, allora la sua carriera lavorativa era ancora improntata verso l’architettura. Lo stile delle 
sue opere si legava a un’estetica di gusto definita minimal. La musica non rientrava ancora 
nelle sue rappresentazioni estetiche; l’ arte visiva e la musica, viaggiavano su binari paralleli, ma l’uno non interferiva con l’altro. Le opere “visive” erano, allora, superfici monocrome 
composte da pannelli tagliati in più parti e da cornici in acciaio. Per esempio, un’opera importante che lo spinse a 
proseguire questa inclinazione artistica, trasportandolo anche verso l’evoluzione che 
caratterizza i suoi ultimi lavori è stata l’opera “Deep Red”. Quest’opera si compone di una cornice in acciaio e di piastre dello stesso metallo incollate su una 
tavola di legno. L’idea principale in queste sue prime ricerche collima con il suo interesse per 
il gioco monocromatico messo in atto, di volta in volta, dalla comunicazione tra il colore e i 
suoi effetti visivi, reali per via dell’incontro della luce e inevitabilmente delle ombre e, altresì, 
attraverso il riverbero del colore impresso su superfici materiche differenti, come il legno, l’acciaio ed elementi in laminato plastico.

CONTATTI

STEFANO UGHI
Telefono +39 335 212496
Email info@stefanoughi.com

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